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11/11/06 |
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«Compra gamberi e vongole per il magistrato» |
Mario Porqueddu |
Corriere della Sera |
«Compra gamberi e vongole per il magistrato»
A Patrizia Pasquin pacchi di cibo e pesce fresco. La sua regola: «Do ut des»le Intercettazioni
DAL NOSTRO INVIATO VIBO VALENTIA - L' avvocato Michele Accorinti, assessore al Turismo del Comune di Tropea, ieri non ha potuto partecipare alla discussione in aula sulla legalità. Quando i lavori sono cominciati lui era già agli arresti domiciliari, accusato di corruzione. Secondo i pubblici ministeri dell' antimafia di Salerno è uno dei sette legali ai quali Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, spiegava cosa dovevano scrivere nelle istanze perché i magistrati potessero prendere i provvedimenti concordati. I rapporti con la Pasquin pare li tenesse soprattutto Antonio Ventura, detto «Tappo». Lui è gestore di una catena di supermercati, quindi le vettovaglie non gli mancano. E il giudice Pasquin dev'essere sensibile alla buona cucina, perché negli anni il «Tappo» le ha regalato centinaia di pacchi pieni di caffè e biscotti, di tonno e di formaggio, e poi pesce, tanto pesce fresco. Intercettazione del dicembre 2004: Ventura manda la moglie a comprare «due gamberoni e due vongole» per il giudice Pasquin. Poi, qualche giorno dopo, racconta di averle preso «merluzzo e gamberi». Ma i pacchi di cibo destinati al figlio grande della Pasquin che studia a Torino, il pesce per lei, i tanti regali in natura sono solo il lato da strapaese, l' aspetto grossolano di un sistema che gli investigatori descrivono così: mercimonio della funzione pubblica attuato grazie al principio del «do ut des». La citazione dal latino la fa proprio il giudice Pasquin, in una telefonata ascoltata dagli investigatori. E in ballo, dice l' accusa, non c' era il pesce fresco, ma controllo di finanziamenti milionari, favori agli uomini del clan Mancuso che stritola Vibo, l' aggiustamento di «cause da sistemare». C' è una conversazione del gennaio 2003 fra Domenico Mancuso, elemento di spicco della famiglia, e suo zio Diego. Il primo è sereno, dice che la misura di prevenzione della sorveglianza non gliela danno. Ne è certo perché il «Tappo» ne ha parlato con la Pasquin, spiega. Non sa di essere intercettato per un' altra inchiesta, oppure si sbaglia. Ma quella frase segna l' ' inizio delle indagini sul magistrato. Oltre due anni di lavoro. Poi, ieri, Patrizia Pasquin l'hanno portata via in un' auto della polizia. Ha passato la notte in un carcere della Campania e oggi sarà interrogata dal gip. Le accuse contro di lei sono pesantissime: corruzione aggravata e in atti giudiziari, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato. Raccontano che ha fatto pressioni, «come uno spregiudicato imprenditore interessato ad una cosa propria», perché la Melograno Village, di cui per i pm è socio occulto, ottenesse un finanziamento regionale di 4 milioni 784 mila euro. In teoria la Melograno avrebbe dovuto costruire un complesso turistico nel territorio di Palgheria. In realtà, pare fosse stata costituita al solo scopo di aggiudicarsi quei soldi. Il piano, in parte, è riuscito. Grazie a un falso permesso di costruzione mai rilasciato dal comune di Palgheria e prodotto dal geometra Achille Sganga, impiegato dell' ufficio tecnico anche lui arrestato ieri, la Regione anticipò alla Melograno poco meno di 1 milione di euro. Poi, attraverso Settimia Castagna, socia del giudice Pasquin, i quattrini sarebbero passati nelle tasche di Antonio Mancuso, uno degli «zii grandi», come vengono chiamati i capostipite del clan vibonese. Se è tutto vero, allora resta da capire il perché. Che cosa avrebbe potuto spingere quella donna nata a Milano, il magistrato arrivato da Catanzaro negli anni ' 80 per fare carriera qui a Vibo, a trasformarsi nel «punto di riferimento all' interno del Tribunale» per una articolata rete criminale. A Vibo ricordano le battaglie di Patrizia Pasquin per i diritti delle donne, le manifestazioni dell' 8 marzo, la sua crociata contro le banche e i loro «tassi da usura». Accennano alla famiglia: il marito ingegnere, il figlio grande in Piemonte, la piccola qui in casa, a Tropea. La descrivono energica, persino incazzosa. Una delle poche persone che per andare da Tropea a Vibo si avventura lungo la strada ripidissima che passa dal Monte Poro e taglia per Gasponi.
* * * LE FRASI Conversazione del gennaio 2003 fra Domenico Mancuso, elemento di spicco della famiglia e suo zio Diego: il primo è sereno, dice che la misura di prevenzione della sorveglianza non gliela danno. Ne è certo «perché il "Tappo" (che l' accusa identifica in Antonio Ventura, ndr) ne ha parlato con la Pasquin», come spiega al telefono. È la frase che dà inizio alle indagini sul magistrato. Intercettazione del dicembre 2004: Ventura manda la moglie a comprare «due gamberoni e due vongole» per il giudice Pasquin. Poi, qualche giorno dopo, racconta di averle preso «merlusso e gamberi».
* * * Le ordinanze di custodia IN CARCERE Nell' operazione «Dinasty 2 - Do ut des», coordinata dalla Procura antimafia di Salerno, sono finiti in manette Patrizia Pasquin, 52 anni, presidente della Sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia; Settimia Castagna (49), imprenditrice (foto); Achille Sganga (44), geometra del Comune di Parghelia (foto); e Antonio Ventura (61), imprenditore AI DOMICILIARI Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Pierina Penna (58), commerciante di calzature e moglie di Antonio Ventura; Salvatore Valenzise (40), nipote del boss Giuseppe Mancuso; Fortunato Polito (47), imprenditore; Michele Accorinti (45), avvocato; Antonino Castagna (56), imprenditore; Alberto Sganga (70), costruttore; Giulio Sganga (41), architetto; Maria Francesca Tulino (42), architetto; Ernesto Funaro (66), ingegnere.
Mario Porqueddu
sabato 11 novembre 2006,