|
11/11/06 |
|
Interrogato il giudice Pasquin |
|
la Repubblica |
VIBO VALENTIA
- E' stata interrogata Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del
Tribunale di Vibo Valentia, accusata di corruzione in atti giudiziari, falso e
truffa aggravata ai danni dello stato. Secondo l'accusa il magistrato,
sospettata di essere vicina al clan della 'ndrangheta dei Mancuso, avrebbe
beneficiato di una "stabile remunerazione" in cambio dei favori che avrebbe
garantito come presidente del Tribunale e, in particolare, come giudice
fallimentare.
In un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del
Tribunale di Salerno, Emma Conforti, su richiesta dei pm antimafia Mariella De
Masellis e Domenica Gambardella, si fa riferimento alle contropartite che il
giudice avrebbe ricevuto in cambio dei favori elargiti. "La Pasquin - affermano
i pm - riceveva stabile remunerazione consistita nell'acquisto di mobili per la
sua casa ed in continue forniture alimentari corrisposte a lei e fatte
pervenire, a mezzo corriere, al figlio, Alessandro Tassone, domiciliato a Torino
per motivi di studio a partire dal febbraio del 2000".
Scattati anche una serie di sequestri partiti con quello del cantiere del
"Melograno Village" a Parghelia, nel vibonese, di cui la Pasquin sarebbe stata
socio occulto, e di beni immobili e conti correnti, per un valore di circa
quattro milioni di euro. Tra i beni, che sarebbero riconducibili agli esponenti
della 'ndrangheta Giuseppe e Giovanni De Stefano, c'è anche l'immobile dove ha
sede il noto bar e ristorante 'Cordon Bleu' di Reggio Calabria. Giuseppe De
Stefano è fratello di Carmine, di 38 anni, arrestato nel dicembre del 2001 dopo
diversi anni di latitanza. I due cugini sono inoltre nipoti di Orazio De
Stefano, di 47 anni, fratello di Paolo e Giorgio uccisi negli anni scorsi, già
inserito nell'elenco dei 30 superlatitanti, arrestato nel febbraio del 2004.
I sequestri fanno parte dell'operazione "Dinasty 2 - do ut des" in cui sono
state coinvolte una quarantina di persone tra cui magistrati, amministratori,
politici, avvocati, professionisti e mafiosi. La Pasquin, salita anni fa alla
ribalta delle cronache per aver seguito le indagini sull'omicidio del piccolo
Nicholas Green, il bambino assassinato nel '94 in una rapina sull'autostrada,
viene accusata anche dalla testimonianza dell'imprenditore Giuseppe Masciari.
Sottoposto a programma di protezione in qualità di testimone di giustizia e
costituitosi parte civile in numerosi procedimenti penali contro esponenti della
'ndrangheta, Masciari in una nota si dice vittima di quel "sistema 'ndranghetistico
che vede complici esponenti della magistratura, nello specifico la dottoressa
Pasquin, la stessa che nel '96 ha pronunciato la sentenza dichiarativa di
fallimento avverso l'imprenditore Masciari, che si era opposto di sottostare
alla pressione estorsiva e al sistema di collusione già in atto a quei tempi".
Da Roma intanto il ministro degli Interni Giuliano Amato fa sapere che, vista la
gravità dei problemi discussi col presidente della regione Calabria Agazio
Loiero, arriverà al più presto in Calabria per un vertice con istituzioni,
prefetti, forze dell'ordine e magistrati. Mentre il ministro della Giustizia
Clemente Mastella rende noto che "in riferimento alla gravissima vicenda
dell'arresto di Patrizia Pasquin, magistrato in servizio presso il tribunale di
Vibo Valentia, il ministero comunica che già da tempo sta seguendo con la
massima attenzione lo sviluppo del procedimento penale in questione".
"L'Ispettorato generale del dicastero - prosegue il comunicato di via Arenula -
ha infatti costantemente richiesto alla Procura della Repubblica competente le
opportune notizie. Non sono stati fino ad ora disposti accertamenti
amministrativi presso il tribunale di Vibo per non ostacolare il corretto
andamento delle indagini".
sabato 11 novembre 2006,
la Repubblica