11/11/06

 

Donna, magistrato e amica dei boss

Rocco Valenti

La Stampa

 


‘NDRANGHETA CON PATRIZIA PASQUIN, PRESIDENTE DEL TRIBUNALE CIVILE, IN MANETTE ANCHE POLITICI E AVVOCATI. INDAGATO L’EX GOVERNATORE CHIARAVALLOTI
Donna, magistrato e amica dei boss
Arrestata a Vibo nella retata contro il clan dei Mancuso, coinvolti altri due giudici


La cosca Mancuso di Limbadi (nel Vibonese), da molto tempo annoverata dagli investigatori tra quelle di primo piano del panorama criminale calabrese, poteva contare anche sui favori di un giudice: una donna, magistrato eccellente, regista di un intreccio di favori e interesse. Questa è la conclusione a cui sono arrivati, dopo due anni di indagini, gli investigatori della polizia di Stato che all’alba di ieri hanno arrestato (con altre 12 persone) Patrizia Pasquin, 52 anni, presidente di sezione del tribunale di Vibo Valentia. Contro di lei i magistrati antimafia di Salerno hanno imbastito una trentina di capi d’accusa specifici, per 20 dei quali (dalla corruzione semplice alla corruzione in atti giudiziari, dall’abuso d’ufficio alla truffa) il gip ha firmato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il ciclone giudiziario che si abbatte sul Vibonese tocca, dunque, i vertici della stessa magistratura, e mette in luce episodi di malaffare nei quali sarebbero coinvolti altri pezzi importanti tra quei colletti bianchi di cui la ‘ndrangheta ha ormai imparato a servirsi. Tra gli arrestati di ieri ci sono avvocati, un ex assessore regionale, un assessore di un piccolo comune (lo stesso nel quale Pasquin vive e dove ieri mattina è stata prelevata dagli uomini della mobile di Vibo), imprenditori. Tra i 33 indagati non raggiunti da misure cautelari ci sono altri due magistrati: i giudici monocratici Francesca Romano e Michele Sirgiovanni. E c’è l’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, alto magistrato prima dell’impegno politico. Chiaravalloti ha subito dichiarato «l’assoluta estraneità alla vicenda» che lo vedrebbe coinvolto solo «per due occasionali contatti telefonici, circostanze dichiarate insignificanti dallo stesso gip nella sua ordinanza».
Le indagini su Chiaravalloti riguarderebbero un interessamento a favore di una pratica di finanziamento a fondo perduto richiesto da una società per la realizzazione di un villaggio turistico a Parghelia, società nella quale Pasquin sarebbe stata socio occulto, grazie alla partecipazione formale del figlio. Contro Patrizia Pasquin i magistrati muovono accuse che la fanno apparire come organizzatrice di un comitato d’affari, e artefice di quello che il procuratore antimafia di Salerno, Luigi Apicella, ha definito come uno «sconvolgente intreccio»: le funzioni giudiziarie piegate per fare i propri interessi.
Le indagini su Pasquin sono state avviate quando, nell’ambito di un’inchiesta contro la cosca Mancuso (60 arresti nel 2003) due indagati, intercettati in cella, fecero riferimento alla possibilità di eludere la misura della sorveglianza speciale grazie alla compiacenza del presidente di sezione del tribunale. In seguito sono state intercettate decine di migliaia di conversazioni, comprese quelle che il magistrato faceva utilizzando il cellulare della sua colf. Un quadro allarmante, quello venuto fuori dalle indagini condotte da Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile di Vibo Valentia, e dai suoi uomini. In carcere sono finiti, oltre al giudice Pasquin, tre persone. Nove indagati sono ai domiciliari tra cui avvocati che avrebbero concordato aggiustamenti giudiziari per favorire affiliati alle cosche. Per altri tre sono state emesse misure di sospensione dalle professioni di avvocato, ingegnere e dall’incarico di dirigente della Regione Calabria. Secondo i magistrati di Salerno il giudice Pasquin non avrebbe esitato ad accedere abusivamente al registro informatico della procura di Vibo Valentia per avere informazioni su indagini in corso.

 

Rocco Valenti

sabato 11 novembre 2006,

la Stampa