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12/11/06 |
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Il giudice arrestato si difende per 8 ore |
Mario Porqueddu |
Corriere della Sera |
Vibo Valentia, sequestrato il complesso turistico sotto inchiesta. Si esaminano computer e documenti acquisiti durante le perquisizioni
Il giudice arrestato si difende per otto ore
Patrizia Pasquin è stata interrogata da tre colleghe donne. Resta in carcere
DAL NOSTRO INVIATO VIBO VALENTIA - «E come vuole che stia? - dice l' avvocato Agostino De Caro, che l' ha assistita -. Come una persona costretta a difendersi». Patrizia Pasquin si è battuta per 8 ore. Il suo interrogatorio di garanzia nel carcere di Fuorni, a Salerno, è cominciato alle 11.30 del mattino e si è concluso alle 8 di sera. In mezzo, una pausa di appena mezz' ora. Alla donna che fino a venerdì ha presieduto la sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia vengono contestati 23 capi d' imputazione. «Riceveva stabile remunerazione». E ancora: «Era promotrice di una complessa trama corruttiva». C' è scritto questo nell' ordinanza che l' ha portata in cella. Lei decide di rispondere alle domande del giudice, di ribattere alle accuse. Ha davanti tre donne: il gip Anita Mele e i due pm antimafia Domenica Gambardella e Mariella De Masellis. I suoi legali invece sono uomini; oltre a De Caro c' è Bruno Ganino. All' uscita non dicono molto: «Nel merito non entriamo, specialmente in questa fase. È una vicenda seria e noi stiamo lavorando. Vi possiamo dare il dato storico: l' interrogatorio è finito alle 8». E al termine Patrizia Pasquin resta in carcere. Di arresti domiciliari per lei, almeno adesso, non si parla. Mentre a Salerno cominciava l' interrogatorio, a Parghelia, vicino al mare che bagna Tropea, gli uomini della squadra mobile di Vibo diretta da Rodolfo Ruperti hanno sequestrato il cantiere del Melograno Village, il complesso residenziale per il quale la ditta di cui Patrizia Pasquin sarebbe stata «socio occulto» aveva ottenuto un illegittimo finanziamento. Da ieri, davanti agli scheletri di palazzi in costruzione ci sono i sigilli. Difficilmente quel villaggio vedrà la luce. Le indagini continuano: si lavora sul materiale sequestrato nelle abitazioni e negli uffici. Computer, dischetti, agende. Forse lì dentro sono nascosti altri elementi utili a ricostruire i legami tra un pezzo della borghesia di Vibo e la famiglia mafiosa che da anni controlla questa provincia, i Mancuso. «Questa inchiesta ha colpito il secondo livello» dice Angela Napoli, parlamentare di An ed ex vicepresidente della commissione antimafia. Stavolta sono finiti agli arresti professionisti: avvocati e architetti che a Vibo tutti quanti conoscono. «La gente ora si chiede chi saranno i prossimi» dice una dottoressa dei servizi sociali. Le manette al palazzo di giustizia fanno impressione. Un magistrato è stato intercettato per anni; il suo lavoro alla sezione che si occupa delle misure di prevenzione passato al setaccio. Con risultati che danno corpo a fantasmi agitati in passato qui a Vibo: ogni volta che banali errori nella notifica di un provvedimento di sequestro diventavano, nelle mani dei legali dei boss, altrettanti «cavilli» per cercare di liberare patrimoni milionari. Bastava che venisse omesso che la residenza del destinatario era il carcere: la notifica avveniva a casa sua e il provvedimento non poteva essere convalidato. Con i beni di Pantaleone Mancuso, nel 2003, è andata esattamente così. E fu la Pasquin, sostiene l' accusa, a omettere la residenza (indicata dalla Procura) e sempre lei a non convalidare, proprio a causa di quella «irritualità». Erano 2 milioni e mezzo di euro. Nel tira e molla fatto di sequestri e dissequestri che ne seguì Mancuso fece in tempo a prelevarne 50 mila da uno dei suoi conti. Pochi mesi fa, a febbraio, un altro difetto di notifica rischiò di far tornare nelle mani dei Mancuso 7 milioni di euro. L' onorevole Napoli presentò un' interrogazione parlamentare e chiese un' ispezione al palazzo di giustizia di Vibo. Non è mai avvenuta. Il presidente del tribunale, comunque, respinse la richiesta di dissequestro. Si chiama Nunzio Naso e ieri ha chiesto che sul caso della sua collega Patrizia Pasquin si faccia chiarezza presto. La giustizia è scossa. Il vicepresidente della giunta regionale calabrese, Nicola Adamo, ha invitato il governatore Loiero e il Csm a preoccuparsi della copertura degli organici dei magistrati nella Regione. Il ministero ha diffuso una nota: «Da tempo seguivamo lo sviluppo del procedimento penale in questione. Finora non sono stati disposti accertamenti amministrativi al tribunale di Vibo. Alla luce del materiale acquisito dalla Procura di Salerno si valuterà».
Mario Porqueddu
domenica 12 novembre 2006,