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12/11/06 |
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«Ho fatto favori, ma non ho preso soldi» |
re.sa. |
il Mattino |
«Ho fatto favori, ma non ho preso soldi»
Salerno. È notte fonda quando tre magistrati lasciano il carcere di Fuorni.
Dalle 11 del mattino hanno interrogato Patrizia Pasquin, presidente di sezione
civile presso il tribunale di Vibo Valentia e da 48 ore nel carcere di Salerno
con la terribile accusa di aver messo la sua funzione giudiziaria al servizio
del clan Mancuso di Limbadi. Un interrogatorio lungo e drammatico, ore e ore di
confessione del magistrato alle sue colleghe. «Ho fatto solo favori, ma non ho
preso denaro né ho fatto sentenze a beneficio del clan Mancuso», avrebbe
confessato al gip la Pasquin, che ha comunque voluto rispondere a tutte le
domande, «chiarire» i suoi rapporti con alcuni esponenti della ’ndrangheta
calabrese in relazione ad alcuni atti giudiziari da lei compiuti. Si è persino
commossa quando le tre colleghe le hanno ricordato uno dei presunti affari che
avrebbe fatto insieme al clan Mancuso. Ovvero, la costruzione del Villaggio
Melograno, nel quale compare il figlio come socio fittizio, in nome e per conto
della mamma. Ore lunghissime di interrogatorio del gip Anita Mele e dei pm
Mariella De Masellis e Mimma Gambardella, titolare dell’inchiesta di Dynasty 2,
meglio nota come «do ut des», l’esemplificativa metafora che la procura
Antimafia di Salerno ha voluto mettere sul faldone nel quale c’è un magistrato
accusato di aver fatto affari con la ’ndrangheta, professionisti di Vibo
Valentia e politici calabresi: tutti insieme in un circuito politico-criminale
nel quale secondo la procura antimafia il magistrato aveva parte preponderante.
Patrizia Pasquin ha risposto ad ogni domanda, incalzata dalle tre colleghe. Non
ha nascosto conoscenze con persone vicine ai Mancuso, anche se ha sostenuto di
aver respinto decisioni in favore del clan nelle procedure di misura di
prevenzione di interesse di un esponente di spicco dello stesso clan della
’ndrangheta calabrese. La procura della Repubblica di Salerno non intende
fermarsi, nelle prossime ore impugnerà l’ordinanza di custodia cautelare del gip
per chiedere l’aggravante (ex articolo 7). La procura antimafia vuole contestare
alla collega calabrese il metodo mafioso nel suo comportamento giurisdizionale,
un asservimento totale secondo l’accusa al clan Mancuso. Nell’operazione
coordinata dalla procura antimafia di Salerno sono state arrestate sedici
persone. Insieme al presidente del tribunale di Vibo Valentia Patrizia Pasquin,
sono in carcere Settimia Castagna, l’imprenditrice collegata alla Pasquin per la
costruzione del villaggio turistico; un geometra dell’Ufficio tecnico del comune
di Parghelia e altri imprenditori oltre che personaggi legati al boss Giuseppe
Mancuso. Indagato, sempre nella stessa inchiesta, ex presidente della giunta
regionale calabra Giuseppe Chiaravalloti. Secondo i magistrati avrebbe
caldeggiato la pratica del Villaggio Melograno al centro dell’inchiesta nei
rapporti fra il magistrato e il clan della ’ndrangheta. Proprio sulle procedure
di finanziamento del complesso turistico le tre magistrate hanno voluto sapere
molto di più dalla loro collega finita in manette. Le hanno contestato
numerossissimi atti tesi a velocizzare le procedure ma anche una serie di
pressioni presso gli uffici regionali e comunali di Parghelia, tesi ad ottenere
quelli che poi secondo l’accusa sono dei falsi. C’è la concessione edilizia mai
rilasciata dal comune di Parghelia che è alla base della concessione della prima
trance del finanziamento di oltre quattro milioni di euro per la costruzione del
complesso residenziale.
re.sa.,
domenica 12 novembre 2006,
il Mattino