|
12/11/06 |
|
Stregata dal business del turismo |
Francesco La Licata |
La Stampa |
Stregata dal business del turismo
Il figlio,
studente a Torino, prestanome nella società sotto accusa
Alessandro Tassone è un ragazzo appena laureato in legge. Ha studiato a Torino,
come la madre. E sarebbe ancora uno sconosciuto se non fosse stato trascinato
per i capelli in questa storia di corruzione e mafia. Già, perchè il giovane
Alessandro è il figlio più grande di Patrizia Pasquin, la presidente del
Tribunale civile di Vibo Valentia arrestata, insieme con una variegata galleria
di simil-imprenditori, avvocati politicanti, disinvolte lobbyste e vecchi boss
che tirano i fili da dietro le quinte. Ma che ne sa, il giovane Alessandro, di
inghippi, falsi e corruttele? Praticamente nulla, come dimostra il fatto che i
provvedimenti giudiziari non lo hanno sfiorato. E' stata la mamma a metterlo
nella società lanciata nella spericolata operazione del «Melograno Village»,
megaprogetto per la realizzazione di un villaggio turistico di lusso con il
fondamentale contributo dei fondi di «mamma Regione». Ovviamente non poteva
essere lei, la giudice, ad entrare in società con l'amica Settimia Castagna,
imprenditrice nel settore turistico e della floricoltura. Non avrebbe potuto
mantenere le mani libere per giostrare tra codici e regolamenti, a favore del
progetto «Melograno». E neppure il marito poteva comparire, in quanto già
menomato da disavventure fallimentari nel campo delle acque minerali. E allora
via libera all'ignaro Alessandro che, fuori da qualsiasi intreccio, continuava a
studiare a Torino. Lei, la giudice, invece la troviamo impegnata senza risparmio
di forze nella battaglia per sfondare nel grande business di Vibo: il turismo.
E' tutto oro quel litorale, quegli otto chilometri di spiaggia segnati dalla
presenza della vecchia tonnara. E capitale di questo Eldorado a cinque stelle è
Parghelia: milletrecento abitanti d'inverno, ventimila posti letto in estate.
Villaggi, alberghi, residence che reggono un fatturato davvero importante.
Paradisi esclusivi come «La Baia Paraelios», che vanta persino la disponibilità
esclusiva di un chilometro di spiaggia, o come le «Sabbie Bianche», o «La Vela»
o «La Rocca di Tropea». Ma anche un ottimo mercato dell'edilizia da vacanza che
fa lievitare notevolmente la ricettività di Parghelia. E' ovvio che una simile
concentrazione di reddito col tempo abbia attirato le attenzioni dei soldi
mafiosi. Ed è questo il sospetto che grava sull'operazione «Melograno». Il
dubbio che sia «l'amica Settimia», sia il giovane figlio di Patrizia Pasquin,
possano essere - ciascuno in modo diverso - portatori d'acqua per interessi non
leciti, riconducibili alla «famiglia» Mancuso di Limbadi e, in particolare a «'zi
n'ntoni». Ecco perchè gli investigatori si sono concentrati soprattutto sulla
parte dell'inchiesta che rivela come una prima tranche di finanziamento
regionale, ottenuto con più di qualche forzatura se non addirittura con dei
falsi amministrativi, sia finito nelle tasche dei Mancuso. Ecco l'importanza di
una intercettazione come quella in cui Settimia confessa a Patrizia: «Loro sanno
che io li prendo e glieli do a loro... come glieli ho portati sempre». E la
giudice replica domandando se, una volta realizzato il business, anche dopo si
dovrà continuare a pagare. Il pasticciaccio del «Melograno» ha avuto come
palcoscenico l'amministrazione comunale di Parghelia. Il comune è piccolo, ma -
come abbiamo visto - gli interessi economici sono grandi: nessuna sorpresa,
dunque, se in meno di tre anni il sindaco, l'architetto Vincenzo Calzona, ha
dovuto subìre una serie di intimidazioni e avvertimenti vari. Si sa come vanno
le cose in queste contrade: un po' di mafia, un po' di politica, un po' di
massoneria, molta «colleganza disinvolta» producono tasso elevato di
condizionamento ambientale. Calzona, paradossalmente è parte lesa ma anche
indagato per quest'ultima vicenda dell'affare «Melograno», ma lui sembra
tranquillo. Si dichiara «certo» che la magistratura chiarirà l'estraneità della
sua amministrazione alle accuse già formulate. Di più non può dire, giustamente.
Ma al Comune di Parghelia, se la ricordano la giudice. E ricordano bene anche le
visite di Settimia Castagna che arrivava sempre con l'amica magistrata, pronta a
suggerire ardite soluzioni alle avversità burocratiche. I commenti del
vicesindaco Filippo Mazzeo, di Giuliana Caruso, assessore alla cultura, e
dell'ingegner Pasquale Ferrazzo, assessore all'urbanistica, sono sereni e
misurati, ma si capisce che le due amiche non risultavano simpatiche. Era
impiegato del Comune Achille Sganga, il tecnico che avrebbe compiuto il falso
aggiungendo di sana pianta, nella concessione alla realizzazione delle opere
primarie, la «parolina» che autorizzava la società «a costruire». Oggi parlando
di Sganga, gli amministratori precisano che il tecnico (pasticcio sul pasticcio)
lavorava ai lavori pubblici e non all'urbanistica che è l'assessorato competente
alle concessioni. Certo, nel 2006 poi la concessione è arrivata, grazie anche ad
una documentazione pervenuta al Comune in tempi molto rapidi. «Ma non potevamo
fare diversamente - dicono a Parghelia - perchè rischiavamo la messa in mora se
la società avesse perso il finanziamento per il nostro ritardo». E' davvero
merce preziosa, il turismo, a Parghelia. Specialmente ora che si stanno
costruendo altri villaggi, altri alberghi e persino un anfiteatro da 2500 posti,
dislocandoli nel terriorio in modo da rompere l'isolamento commerciale del paese
finora corpo estraneo rispetto agli insediamenti alberghieri. Sarà per questo
che l'architetto Calzona è diventato una specie di tiro al bersaglio? Lettere
con proiettili, lettere di minaccia, bombe e incendi: dal 27 settembre 2003 fino
a martedì scorso. Chi può saperlo? Di certo c'è che un «villaggetto in prima
fila» con vista su Stromboli continua a essere più ambito di una vincita al
superenalotto.
Francesco La Licata
domenica 12 novembre 2006,
la Stampa