12/11/06

 

Le intercettazioni

Antonio Prestifilippo

il Mattino

 
 

LE INTERCETTAZIONI
 

Tra le oltre centomila intercettazioni ambientali e telefoniche che riguardano la giudice arrestata Serena Patrizia Pasquin, ve ne sono alcune che la dicono lunga sul contesto di deriva criminale che fa da scenario alla vicenda: sul Vibonese impera la famiglia mafiosa dei Mancuso e le sue vittime ne subiscono supinamente gli oltraggi quotidiani. E ve ne sono altre in cui emerge il livello delinquenziale dei protagonisti. A proposito della valutazione da parte del giudice Pasquin di una proceduta fallimentare che riguardava l’imprenditore Antonio Ventura e la moglie Pierina Penna (entrambi arrestati) gli investigatori intercettano uno sfogo della stessa Penna al marito: «Non fa niente, p...! - riferendosi alla Pasquin - E vuole la spesa da me. Che le diano fuoco. Non c’è bisogno che vado allora». È il 5 novembre 2004 e la Penna è andata al tribunale di Vibo per verificare com’è la situazione su quella procedura di fallimento. Apprende dall’avvocato che è stata respinta. È infuriata con il giudice Pasquin. «Mi aveva detto che si leggeva quelle carte - urla la donna al marito - Gli ho dato quei fogli, ti ricordi? Ma non ha fatto niente. Mi prende in giro questa lorda». Ed ecco la lista-tipo della spesa che la cosca garantiva al giudice per ringraziarla dei «favori» più lievi. Era lo stesso Ventura ad appuntarsi su di un foglio quel che la colf della Pasquin gli dettava al telefono: «Lattine di Coca Cola, penne, formaggio, prosciutto crudo». «Ventura - si afferma nel provvedimento del gip di Salerno - l’8 luglio 2003, chiamava per l’ennesima volta la signora Lucia (la domestica della Pasquin, ndr) che gli comunicava la lista della merce che serviva, senza far cenno al pagamento. Nel corso del colloquio Ventura confermava che l’indomani avrebbe mandato quanto richiesto». Nei loro colloqui, gli indagati indicavano la Pasquin come l’«avvocato» e il Tribunale di Vibo come l’«Inps». Ecco un altro colloquio, il 10 luglio 2003, tra Ventura, detto il «Tappo», e un altro degli arrestati, Salvatore Valenzise. È il 10 luglio 2003. «Ventura - spiegano i giudici nell’ordinanza di custodia cautelare - chiama Valenzise e lo informa che l’avvocato sarebbe rientrato all’Inps domani. La circostanza conferma che per avvocato doveva intendersi la Pasquin e per l’Inps il Tribunale».

 

Antonio Prestifilippo,

domenica 12 novembre 2006,

il Mattino