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21/11/06 |
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L'inchiesta divide il palazzo di giustizia |
Nicola Lopreiato | Gazzetta del Sud |
Terremoto giudiziario A undici giorni dall'operazione Dinasty 2 si colgono i primi commenti. Avvocato propone: si dimetta il Consiglio dell'Ordine
L'inchiesta divide il Palazzo di giustizia
Un magistrato rompe il silenzio: tre anni di indagini hanno dimostrato che qui la struttura è solida
L'inchiesta che ha provocato un vero e proprio terremoto giudiziario,
coinvolgendo giudici, avvocati, imprenditori, politici e liberi professionisti,
semina tensioni e paure soprattutto nel palazzo di Giustizia. Il rischio che la
credibilità della giustizia possa rimanere offuscata da un'indagine che ha
portato all'arresto di Patrizia Pasquin, presidente della sezione civile del
Tribunale, è veramente alto. Lo avvertono in tanti, lo avvertono soprattutto
quanti lavorano negli uffici giudiziari. «Quello che mi auguro – dice una
ragazza che attraversa i corridoi del Tribunale a passo svelto con fascicoli
sotto il braccio – è che ora si vada avanti. Bisogna fare chiarezza, altrimenti
qui c'è il sospetto su tutto e tutti».
Un concetto che fotografa la realtà che da venerdì 10 novembre vive il palazzo di Giustizia. Tanti sospetti ma nello stesso tempo tanta gente pronta a scommettere anche sull'onestà del giudice Pasquin. «Non posso crederci, qui siamo di fronte ad una grande montatura – commenta un avvocato anziano, mentre scende le scale del tribunale – conosco il giudice fin da quando è arrivata in questo Tribunale, sono pronto a scommettere tutto sulla onestà».
Parole che non smuovono di un millimetro, che non fanno cambiare idea a chi aspetta l'evoluzione dell'inchiesta, a chi pensa addirittura che da un giorno all'altro potrebbe esserci una nuova ondata di provvedimenti restrittivi, perché convinto che «per decenni nel Palazzo molte cose non sono andate come avrebbero dovuto. Qui la giustizia è stata amministrata a loro uso e consumo. E penso che la colpa di tutto ciò non sia solo della Pasquin...».
Opinioni forti, raccolte nei corridoi del Tribunale, che danno la dimensione di uno stato di tensione piuttosto imbarazzante e di fronte al quale nessuno si sente di prendere posizione apertamente. «Se lei non fa il mio nome io sono pronto a dire la mia opinione, altrimenti lasciamo perdere...». E poi aggiunge: «Questa è una vicenda sconvolgente, una pagina triste per la nostra giustizia. Auguriamoci che arrivino subito gli ispettori che il ministero della Giustizia ha detto di voler inviare, altrimenti qui si andrà avanti sempre con il sospetto, con il timore che dietro ogni sentenza ci sia qualcuno che manovri, che tratti con i giudici».
La sfiducia, quindi, sembra prendere il sopravvento. Anche se non manca chi ritiene che bisogna state molto attenti, a non fare di tutta l'erba un fascio. E nei corridoi della Procura un magistrato rompe il muro del silenzio: «Ho letto che le indagini sono andate avanti per tre anni. Bene, allora permettetemi di dirvi che se i risultati sono questi, allora il palazzo è solido, non trema, contrariamente a quanto avete scritto in questi giorni. Immagino che in tre anni questi uffici siano stati fotografati da cima a fondo... Ora lasciateci lavorare».
Ma l'inchiesta Dinasty 2 - do ut des" è sconvolgente. Le oltre centomila intercettazioni raccolte su Patrizia Pasquin, unite a tutti gli altri colloqui registrati tra le molte delle persone coinvolte, rappresentano una montagna di accuse costruita dai pubblici ministeri della Procura distrettuale di Salerno che non sarà facile demolire. Lo stato di tensione si coglie anche negli ambienti dell'avvocatura. Il presidente Antonino Pontoriero preferisce non commentare. Si è consegnato al silenzio dal giorno in cui si è scatenato il terremoto. Il consiglio dell'Ordine si è riunito e in quell'occasione i consiglieri coinvolti hanno deciso di autosospedersi. Gli atti sono stati inviati all'Ordine di Catanzaro competente per i relativi provvedimenti. Ma l'operato dell'Ordine di Vibo non viene condiviso da molti: «Ho l'impressione che molti colleghi coinvolti non abbiamo ancora capito l'entità del danno che hanno fatto a tutto il Foro», dice un avvocato con i capelli bianchi...». Mentre qualche giovane si spinge oltre e arriva a proporre una soluzione definitiva, un colpo di spugna per pulire tutto lo «sporco» che l'inchiesta ha schizzato sulla categoria: «Si dimetta l'intero Consiglio. Si proceda subito ad un'assemblea generale per discutere. Oggi ci giochiamo una partita importante, che va oltre la semplice occupazione di una poltrona: il Foro si gioca tutta la sua credibilità».
Nicola Lopreiato,
martedì 21 novembre 2006,