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14/09/07 |
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Consiglio sciolto per mafia | Pietro Comito | Calabria Ora |
Consiglio sciolto per mafia
Questo il verdetto per il Comune di Parghelia dopo l’accesso agli atti
«Accertate forme di condizionamento
da parte della criminalità organizzata ». Con questa motivazione il
Consiglio dei ministri, nella giornata di ieri, ha deciso lo scioglimento
del consiglio comunale di Parghelia. Si tratta del quarto consiglio
comunale della provincia di Vibo Valentia che dal 2006 viene sciolto per
infiltrazioni mafiose. La decisione scaturisce da una valutazione sulla
relazione stilata dalla commissione d’accesso agli atti insediatasi il 29
dicembre scorso, su ordine del prefetto Vincenzo Greco, guidata dal
funzionario del Ministero dell’Interno Giovanni Cirillo e composta dal
funzionario ministeriale Domenico Crupi, dal commissario capo della
Polizia di Stato Lucia Muscari, dal tenente dell’Arma dei carabinieri
Domenico Spadaro, dal tenente della Guardia di finanza Vincenzo Bovi e
dall’urbanista Giovanni Latella. La commissione prefettizia ha operato per
90 giorni e il suo lavoro, vista la mole di documenti da vagliare, è stato
prorogato per altri due mesi. L’amministrazione comunale di Parghelia,
guidata da una giunta di centrosinistra sin dal 2003, fu direttamente
interessata dall’operazione “Dinasty 2 – Do ut des”, che il 10 novembre
scorso condusse all’arresto del presidente della Sezione civile del
Tribunale di Vibo Valentia. Furono raggiunti da misura cautelare anche
dipendenti e funzionari dell’ufficio tecnico comunale, mentre un avviso di
garanzia fu recapitato al sindaco diessino Vincenzo Calzona. In pratica,
le responsabilità del Comune furono individuate nella presunta
agevolazione, attraverso atti illegittimi, del piano imprenditoriale del
giudice Pasquin che, grazie ad una lottizzazione sul territorio di
Parghelia, avrebbe così impiantato il suo “Melograno Village”, struttura
turistica alla quale - sarebbe poi emerso dalle indagini condotte dalla
Dda di Salerno unitamente alla Squadra mobile di Vibo Valentia - erano
interessati anche alcuni esponenti di spicco della criminalità vibonese.
D’altronde il Comune di Parghelia, eccependo la propria buona fede e
ritenendosi vittima della vicenda, ha presentato istanza di costituzione
di parte civile, accolta in sede di udienza preliminare, al processo
contro il giudice Pasquin. Lo stesso sindaco Enzo Calzona, conosciuto nel
Vibonese come persona perbene e al di sopra di ogni sospetto, fu tra i
primi a smuovere le coscienze di diversi colleghi sindaci affinché le
amministrazioni del territorio si costituissero parte civile al processo
“Dinasty 1 – Affari di famiglia”, che ha portato alla condanna di primo
grado di diversi boss e soldati del potente clan Mancuso di Limbadi.
Vittima di cinque gravi episodi d’intimidazione, l’ultimo il 13 agosto
scorso con alcune cartucce di fucile lasciate davanti al garage della sua
abitazione, il primo cittadino pargheliese ha sempre difeso l’operato
della sua amministrazione senza però far mancare il suo ausilio alle forze
inquirenti e alla stessa commissione prefettizia. D’altra parte, l’esito
dell’accesso agli atti è stato inclemente. Dal 2006 nel Vibonese il
Consiglio dei ministri ha decretato lo scioglimento dei consigli comunali
di Nicotera, Soriano e San Gregorio d’Ippona. Negli anni precedenti era
toccato a Briatico, Stefanaconi e Limbadi.
Pietro Comito,
venerdì 14 settembre 2007,