14/09/07

 

Il sindaco: «Certo del nostro operato» Pietro Comito Calabria Ora

 

 

Vincenzo Calzona amareggiato:

«Sono certo del nostro operato»

 

VIBO VALENTIA– «Sono amareggiato, ho sempre ritenuto che non ci fossero i presupposti per sciogliere il nostro consiglio comunale di Parghelia, soprattutto per “infiltrazioni mafiose”.

Ma quando c’è un accesso agli atti finisce sempre così». Vincenzo Calzona, sindaco di Parghelia, apprende la notizia dai giornalisti e non intende commentare oltre: «Voglio attendere che siano rese pubbliche le motivazioni, poi presenterò ricorso. Ritengo che la trasparenza della nostra azione amministrativa sia tutta negli atti. E poi, per quanto riguarda ciò che è emerso nell’inchiesta “Dinasty 2”, se è stata accolta la nostra richiesta di costituzione di parte civile, vuol dire che di certi episodi siamo stati vittime e non complici».

Il percorso del primo cittadino di Parghelia è stato molto travagliato in questi anni: cinque intimidazioni, poca solidarietà. «Un giorno – racconta Calzona – dopo aver subito l’ennesima minaccia, venne a trovarmi Domenico Bova, che allora era componente della Commissione parlamentare antimafia. Mi manifestò grande vicinanza e poi mi avvertì, mi disse “Guarda Enzo, preparati, perché chi è ripetutamente minacciato dalla mafia alla fine verrà indicato come vicino alla mafia”. Non mi piace fare la vittima, né mi sento tale, ma forse Mimmo aveva ragione. Per quanto mi riguarda sono certo della legittimità del nostro operato e questo basta per sentirmi a posto con la coscienza. So di godere della stima dei vibonesi, ciò mi aiuta ad andare avanti e a non risparmiarmi affinché si riconosca la nostra piena onestà, di uomini e amministratori».

Era destinato? «No lo so, ho rispetto per la commissione prefettizia e per chi ci ha lavorato – dice Calzona – Ma nel corso di questi anni si è parlato molto del fatto che siano stati sciolti solo Comuni amministrati dal centrodestra, forse si è colta l’occasione per equilibrare un po’ le cose. Non mi piace dire ciò che abbiamo fatto, né ritengo che costituirsi parte civile o assumersi l’onere di destinare a fini sociali i beni confiscati alla mafia diano patenti di legalità. Dico solo che noi, certe responsabilità, ce le siamo prese. E questo aiuta a capire chi siamo e cosa abbiamo fatto».
 

Pietro Comito,

venerdì 14 settembre 2007,

Calabria Ora