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01/10/07 |
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L’arte di Mario Oriana |
Franco Vallone |
Calabria Ora |
L’arte di Mario Oriana
Forme da contemplare
Un viaggio nella pittura “inedita” del maestro di Parghelia
Di nome si chiama Mario, di cognome va Oriana, ed è un artista calabrese che
opera nel suo studio di Parghelia, proprio di fronte al mare degli dei. In
silenzio, Oriana dipinge con i suoi inediti colori, con i suoi azzurri
impossibili da definire, con il suo arancio tutto personale, tra i suoi libri ed
i suoi sigari, super invecchiati, super profumati e super toscani. Mario Oriana
dipinge senza chiedere nulla in cambio a nessuno, senza correnti e preconcetti
formali e coloristici, senza chiedere protagonismi personali, senza firmare le
bellissime tele appena dipinte. Oriana è in una condizione di continua
interessante ricerca formale che trasferisce in altri ambiti estetici e
filosofici e, nella sua ricerca, evidenzia una grande passionalità, una
sensibilità e una profondità di pensiero che esalta la bellezza, anche in altri
territori espressivi. Il suo studio di Parghelia, con la porta aperta sul mare,
è meta continua di persone e personaggi di tutto il mondo. In questo suo studio
era stato possibile incontrare la regista romana Donatella Baglivo, l’attore
Saverio Vallone, il pittore e figlio d’arte Dago, e, poi, altri pittori, registi
e attori. Gente, artisti, persone che passano da quello studio e parlando con
l’artista Mario Oriana, contemplano le tele di grande formato, appese alle
pareti o poste su grandi cavalletti, squarciate profondamente da sciabolate di
colore che solcano la superficie, quasi a volerne prendere possesso. Nello
studio tantissimi libri, tutti in fila, in ordine, letti e riletti chissà quante
volte, tanti libri che arrivano sino al soffitto, e, poi, reliquie di grossi
sigari scuri che spuntano improvvisi e ovunque. A Mario Oriana è inutile
chiedere quando è nato, l’età anagrafica resterà un mistero, dirà che «è nato, e
di questo ne è sicuro». Quando si domanda, infatti, per esigenze di recensione,
la sua età, risponde «circa venticinque, forse ventisei anni». In effetti, da
vero artista, l’età di Mario Oriana, quella della sua anima espressiva, non
supera affatto quella da lui decantata, denunciata, suggerita. Le sue ricerche
formali, le sue esperienze e sperimentazioni di colore, di materiali e di forme
sono continuamente lambite dal ludico, un gioco quasi onirico, ma reso serio da
profonde conoscenze linguistiche, politiche, culturali ed artistiche. Sul suo
tavolo da lavoro, oltre a sigari provenienti da tutto il mondo, in una scatola
trasparente tra la bianca bambagia, sono adagiati tre piccoli oggetti,
misteriosi, metallici e lucidissimi. Sembrano piccole reliquie “extraterrestri”
o, forse, sculture moderne. Sembrano mille altre possibili cose ed, invece, sono
tre sperimentazioni formali, ma non solo formali, variazioni inedite su un
antico semplice oggetto da gioco popolare. Sono le moderne variazioni sul
“parrocciolo” della nostra tradizione locale, sulla trottola. In effetti, sempre
sul tavolo da lavoro, vi è, poco distante, uno di questi oggetti in legno senza
punta, una di quelle piccole trottole lavorate al tornio da far girare
velocemente, lanciandole con lo spago, sulle strade di Parghelia. La memoria
delle forme per Oriana può perdere quindi consistenza, la materia può fondersi
per rifondere e rinascere in altra forma, senza perdere identità e carattere,
può rinnovarsi nelle linee, nell’aspetto estetico, nella bellezza essenziale
delle forme pure. Allora, viene spontaneo chiedere all’artista Oriana, che si
configura agli occhi di chi l’osserva sempre più come vero filosofo
dell’estetica, di parlare dei suoi studi. «Ho fatto il liceo artistico -
risponde - poi l’università che, però, non ho mai completato perché “m’incriscia”,
poi quando ho finito gli studi ho iniziato veramente a studiare, ho letto e
studiato tantissimo, da allora non ho mai smesso». Le opere di Mario Oriana,
sensuali e quasi erotiche per tematica e coloristica, si affacciano, si
schiudono, si mostrano, giocano con il fruitore. Si fanno leggere e poi
rileggere, e dicono il contrario appena dopo. E’ il sapiente e sottile gioco
proposto dal maestro. Opere che vale la pena ammirare, guardare e a contemplare,
forse, tra i sigari e gli strani oggetti che le circondano, si mostreranno anche
a voi.
Franco Vallone,
lunedì 1 settembre 2007,
Calabria Ora