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04/03/08 |
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"Dinasty 2", condannati in 11 |
Francesco Ridolfi |
Il Quotidiano |
Sette anni ad Antonio Mancuso, 4 ad Antonio Ventura e un anno ad Ernesto Funaro
“Dinasty 2”, condannati in 11
Regge l’accusa sull’affaire del “Melograno village”
VIBOVALENTIA - Il pubblico ministero, Domenica
Gambardella aveva chiesto condanna per 121 anni. Pene esemplari per i 26
imputati che avevano scelto di essere processati con il rito abbreviato
nell'ambito dell'inchiesta “Dinasty 2 - do ut des”. Il giudice dell'udienza
preliminare del tribunale di Salerno (competente per il coinvolgimento
nell'inchiesta del giudice Patrizia Serena Pasquin), Vito De Nicola, invece,
alla fine di condanna ha dato 26 anni e un mese assolvendo 15 dei 26 imputati.
Una sostanziale differenza che già solo in termini numerici fa comprendere come
l'impianto impostato dall'accusa non deve aver convinto il magistrato.
L'inchiesta scattata il 10 novembre 2006 è rapidamente balzata agli onori della
cronaca per il coinvolgimento del presidente della sezione civile del tribunale
di Vibo Valentia, Patrizia Serena Pasquin, costituendo un vero e proprio
terremoto che ha sconvolto gli ambienti giudiziari vibonesi. Ma questo terremoto
era causato anche dal fatto che ad essere coinvolti nell'inchiesta, anche con
provvedimenti cautelari di una certa entità, erano alcuni fra gli avvocati più
noti del territorio accusati sostanzialmente di corruzione in atti giudiziari
per aver aggiustato, assieme alla Pasquin, una serie di sentenze in vantaggio
dei propri clienti. Un castello accusatorio che proprio per quanto riguarda gli
avvocati non ha assolutamente retto visto che De Nicola ha assolto con formula
piena Michele Accorinti, Filippo Accorinti, Gaetano Scalamogna, Giovanni
Vecchio, Santino Gurzillo e Antonio Galati, a cui si aggiungono le assoluzioni
di Ilo Ugo Mario Bianchi, Mariateresa Callà, Vincenzo Colistra, Pantaleone
Mancuso, Milena Pappatico, Orazio Cicerone, Giuseppe Esposito, Umberto Franco e
Francesco Miceli ('29). Quindici imputati che, quindi, per il gup De Nicola sono
da considerarsi estranei alle ipotesi di reato ricostruite dagli inquirenti
sulla base delle indagini della Squadra Mobile di Vibo Valentia, all'epoca dei
fatti guidata dal vicequestore Rodolfo Ruperti. Ma il magistrato campano ha
anche proceduto ad undici condanna e fra le persone riconosciute colpevoli
rientrano anche nomi particolarmente noti come quello dell'ex assessore
regionale Ernesto Funaro, implicato nella questione legata alla costruzione (e
alla collegata indebita percezione di fondi e finanziamenti pubblici) del
residence “Il Melograno Village” a Parghelia in qualità di progettista,
condannato ad un anno di reclusione e al pagamento delle spese processuali, del
sindaco del tempo di Parghelia, Vincenzo Calzona, condannato a 8 mesi di
reclusione, sempre in relazione alla vicenda scaturita dalla costruzione del
Melograno Village e in particolare al piano di lottizzazione necessario alla
realizzazione della struttura turistica, Achille Sganga, funzionario presso il
settore tecnico del comune Parghelia, condannato a 2 anni e 9 mesi di reclusione
(anche in questo caso la condanna è collegata alla vicenda del Melograno Village
per il quale Sganga secondo l'accusa sarebbe responsabile della materiale
redazione del piano di lottizzazione poi rivelatosi irregolare). La condanna più
sostanziosa è quella che il gup ha comminato nei confronti di Antonio Mancuso,
accusato di aver percepito una parte del finanziamento pubblico destinato alla
costruzione del Melograno village, 7 anni di reclusione mentre per Salvatore
Valenzise il giudice ha disposto una condanna ad 1 anno e 4 mesi. Antonio
Ventura invece ha ricevuto una condanna di 4 anni di reclusione e Pierina Penna
2 anni e 6 mesi. Completano il quadro degli imputati riconosciuti colpevoli:
Mariarosaria Ventura (1 anno e 8 mesi), Antonio Castagna (3 anni e 2 mesi),
Fortunato Polito (marito di Settimia Castagna socia in affari di Patrizia
Pasquin nella vicenda del Melograno Village) condannato ad un anno e Giancarlo
Sganga (fratello di Achille) condannato a 1 anno. Da una prima analisi, per
quanto superficiale, del dispositivo di sentenza partorito al termine di una
lunga camera di consiglio durata quasi dieci ore, quello che può evidenziarsi è
il sostanziale crollo delle ipotesi di accusa legate alla corruzione in atti
giudiziari, ipotesi dirette nella maggior parte verso i legali chiamati in
giudizio dai pubblici ministeri salernitani e tutti assolti. Discorso diverso
invece va fatto per l'impianto accusatorio legato alla vicenda del Melograno
Village dove le accuse devono aver convinto il giudice tanto da spingerlo a
condannare tutti i protagonisti della vicenda compreso l'ex sindaco del comune
costiero. Per meglio comprendere, comunque, l'iter logico che ha portato a
queste condanna sarà necessario attendere il deposito della motivazione prevista
entro 90 giorni.
Francesco Ridolfi,
martedì 4 marzo 2008,
Il Quotidiano della Calabria