07/03/08

Tutta la soddisfazione delle difese

Francesco Ridolfi

Il Quotidiano

 

 

 

Dinasty 2. Il gup De Nicola ha riconosciuto l’estraneità alle accuse per 15 imputati

Tutta la soddisfazione delle difese

 

LA sentenza, pronunciata lunedì sera nell’ambito del processo Dinasty 2-do ut des, con cui il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Salerno, Vito De Nicola (competente in quanto nelle indagini è stata coinvolta anche il giudice Patrizia Serena Pasquin presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia) ha pronunciato l'assoluzione nei confronti di quindici imputati e una condanna nei confronti dei restanti undici che avevano chiesto di essere processati con il rito abbreviato. Si tratta di una sentenza che indubbiamente riveste una notevole importanza in relazione al riconoscimento della sussistenza delle accuse riguardanti la gestione dell'affare legato alla costruzione del villaggio turistico “Melograno Village” a Parghelia. Ma non è da trascurare il fatto che oltre agli undici imputati condannati ci sono stati anche altri quindici imputati ritenuti dal giudice completamente estranei alle vicende contestate loro. In particolare, si tratta di Orazio Cicerone (difeso dall'avvocato Michelangelo Miceli) imputato di estorsione e tentata estorsione aggravate dall'art 7, nei confronti della Pasquin e di Settimia Castagna, Filippo Accorinti (difeso dall'avvocato Giuseppe Pasquino), Michele Accorinti (difeso dagli avvocati Armando Veneto e Carbone), Mariateresa Callà, Franco Umberto e Vincenzo Colistra (difesi dall'avvocato Giuseppe Di Renzo), Santo Gurzillo (difeso dagli avvocati Antonio Pontoriero e Giuseppe Di Renzo), Ilo Ugo Mario Bianchi (difeso dall'avvocato Paolo Fuduli), Giuseppe Esposito (difeso dall'avvocato Sacco), Antonio Galati (difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Giancarlo Pittelli), Francesco Miceli classe 29 (difeso dagli avvocati Antonio Crudo e Pantano), Gaetano Scalamogna (difeso dagli avvocati Giovanni Marafiori e Enzo De Fina), Giovanni Vecchio (difeso dall'avvocato Guido Cantafora), Milena Pappatico (difesa dall'avvocato Mario Bagnato) e Pantaleone Mancuso difeso d'ufficio, tutti imputati a vario titolo di concorso in corruzione in atti giudiziari, abuso di ufficio e falso e tutti assolti con formula piena. Una decisione, quella assunta dopo ben dieci lunghe ore di camera di consiglio dal magistrato campano Vito De Nicola, che ha quindi riconosciuto la sostanziale correttezza della tesi sostenuta dai difensori (ferma restando la necessità di attendere il deposito della motivazione che dovrebbe avvenire entro 90 giorni dalla sentenza). Naturalmente la sentenza del gup campano ha suscitato la massima soddisfazione del collegio difensivo dei quindici imputati in questione «soprattutto perché ha ridato dignità ad onesti cittadini oltre che professionisti affermati». Nello specifico, Miceli, che difendeva Orazio Cicerone, ha aggiunto che «la difesa ha puntato sulla fragilità dell'intero impianto accusatorio, sottolineando la dubbia identificazione di Cicerone, sul contenuto equivoco delle intercettazioni delle conversazioni intercorse tra Patrizia Pasquin e Settimia Castagna e, quindi, sulla insussistenza dell'ipotesi estorsiva». Va ricordato che in relazione a questa ipotesi Antonio Mancuso è stato condannato a 7 anni di reclusione. Altrettanto soddisfatto della sentenza si è detto il legale di Filippo Accorinti, Giuseppe Pasquino che ha precisato come per la posizione di Accorinti «come linea difensiva siamo andati oltre quella che era stata la decisione del tribunale del Riesame visto che dopo il nostro appello aveva derubricato le accuse nei confronti di Filippo Accorinti da corruzione in atti giudiziari in abuso di ufficio. Attraverso la nostra linea difensiva abbiamo dimostrato che nemmeno quella configurazione era veritiera e quindi siamo riusciti a provare l'assoluta estraneità alle accuse Accorinti».


 

Francesco Ridolfi,

venerdì 7 marzo 2008,

Il Quotidiano della Calabria